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La Storia...

Moltissimi anni fa nell’isola di Bibione abitava una comunità di piccoli pescatori. A quel tempo nell’Adriatico il pesce piatto sembrava essersi miracolosamente moltiplicato.
Principalmente grazie al mare, la vita degli abitanti dell’isola risultava semplice, ma non per tutti era così.

Tra gli scogli, vicino al faro, in una modesta dimora abitava un uomo con grandi sogni, ma tra lui e il mare c’era qualcosa che non andava. Questo “quasi” pescatore si chiamava Albireo.

Dall’alba al tramonto, giorno dopo giorno, Albireo cercava di imitare i suoi compaesani, ma il pesce piatto con lui non abboccava mai. Una sera come tante altre, seduto sugli scogli, sistemò gli attrezzi ed alzò lo sguardo all’orizzonte. All’improvviso sentì dal profondo blu un invito a continuare. Gettò quindi la rete con speranza, ma una volta raccolta vi trovò un pesce piuttosto strano: un maccarello senza coda.
Albireo aveva sperato che le promesse del mare sarebbero state almeno un po’ più veritiere. Il pescatore rimase però molto sorpreso quando il pesce, per nulla spaventato, chiese aiuto per il proprio futuro: “Non so come, ma nel mezzo di una bufera, sono andato a sbattere su uno scoglio e ho perso la mia bellissima coda. Tu che sembri buono dammi la speranza, portami a cercare la mia metà!”

Albireo aveva fame, ma mangiare un pesciolino parlante non gli pareva educato. Senza pensarci troppo, si riempì le tasche d’acqua di mare e vi ripose il pesce ; il pescatore non aveva mai rifiutato il suo aiuto a nessuno, così la mattina successiva s’incamminò con il pesce in tasca alla ricerca della preziosa coda.
E’ difficile ricostruire quanto abbia camminato Albireo, alcune leggende locali sostengono addirittura che abbia visitato le coste di tutto il mondo. Certo è che durante un caldo pomeriggio di settembre si sedette nuovamente sugli scogli vicino al faro di Bibione. Albireo posò il pesce in riva al mare ed alzò lo sguardo all’orizzonte. Quante albe e quanti tramonti aveva ammirato in luoghi lontani ed a quante diverse rive aveva delicatamente affidato il suo inseparabile compagno di viaggio. Era passato talmente tanto tempo dal giorno del primo incontro, che entrambi avevano ormai rinunciato a trovare la coda, ma in quel continuo cercare assieme sentivano di aver scoperto qualcosa di molto più importante.
Il pesce senza coda era ormai cresciuto in un abile nuotatore e, con un sorriso, Albireo guardò il suo caro amico allontanarsi verso l’orizzonte.

Quel giorno il mare era particolarmente calmo e trasparente, tanto che lo sguardo sereno di Albireo venne turbato da un unico sasso che si trovava in mezzo a quella distesa di sabbia. Il mare risplendeva di promesse come mai prima di allora e Albireo decise di cogliere l’invito.
La leggenda narra che proprio sotto a quel sasso, il nostro quasi-pescatore, a cui il mare aveva già donato un amico, trovò la tanto cercata coda del maccarello. Albireo si voltò quindi per chiamarlo e lo rincorse verso l’orizzonte, ma invano.

Fu proprio in quel punto che i suoi occhi, in cui erano ancora vivi i colori di quel lungo viaggio, intravidero la ricompensa tanto desiderata, che da sempre lo attendeva proprio dietro all’angolo, o forse sarebbe meglio dire….dietro una tamerice!
In una insenatura, assai difficile da scorgere, la sabbia era di un colore particolarmente giallo, quasi fosse grano, mentre l’acqua era verde come il luppolo, forse proprio perché attorniata da tamerici.

La leggenda (o la verità) continua raccontando che lì il mare e la sabbia si amalgamassero. Il pescatore per curiosità assaggiò quell’acqua di mare colorata e ne rimase piacevolmente stupito. Nei giorni successivi invitò vari suoi compaesani a provare quel liquido privo di sale ma ricco di contenuti. La voce si sparse velocemente e proprio quel punto diventò un luogo di ritrovo e allegria.
Difficile capire se sia stato merito di Albireo o del suo amico pesce senza coda, da cui quel liquido prende il nome; quel che è certo è che tra sorrisi, scogli e orizzonti la nostra birra è nata proprio in riva al mare...


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